Enorme è brutto



In assenza degli Dei le cose si gonfiano
fino a diventare delle enormità.
L’enorme è un segno dell’assenza degli Dei…
…senza gli Dei tornano i Titani.


Il titanismo ha odore, ha sapore, colpisce gli orecchi, le membrane, i globi oculari, le dita. I nostri sensi toccano, indietreggiano e chiudono fuori il mondo.


Il primo grande compito degli Dei fu quello di sconfiggere i Titani e di cacciarli nel tartaro, dove sarebbero stati tenuti lontani per sempre dalla terra dell’uomo. Poi Zeus sposò Metis (saggezza o misura); si unì a Temis (che gli dette le Ore, Ordine, Giustizia, Pace e i Fati); a Eurinome, da cui vennero le Grazie; a Mnemosyne, Madre delle Muse; e a Leto, madre di Apollo e di Artemide. Questi principi e queste forze archetipe vengono nel mondo soltanto quando è sicuro che il titanismo sia tenuto a bada. L’immaginazione civilizzata, l’immaginazione dell’ordine civico, ha inizio soltanto quando l’eccesso è circoscritto.

I Titani erano immaginati come Giganti. Come dice Roscher, l’immaginazione popolare non fa mai distinzione fra Giganti e Titani. La radice della parola “Titano” significa “allungarsi, estendersi, espandersi, lottare, affrettarsi”. Il significato etimologico che Esiodo attribuisce a titanes è “affaticarsi”. Questa tensione di lotta, che tanto affatica, fa pensare al fatto che oggigiorno il più importante motivo di stress è il sentimento che ha l’io prometeico del suo titanismo (Prometeo è, fra i Titani, forse quello meglio conosciuto, è il personaggio che Kerènyi ha definito come “l’archetipo dell’umana esistenza”, indicando così la propensione al titanismo presente in ognuno di noi).

Lo stress è un sintomo titanico, e ha a che fare con i limiti che il corpo e l’anima trovano nel contenere la titanica mancanza di limiti. Un vero miglioramento dello stress ha inizio soltanto quando riusciamo a riconoscere come suo vero retroterra la nostra inclinazione al titanismo.

Il Grande Represso di oggi, il tabù mai menzionato nella terapia o nella teoria analitica, è la bellezza. L’inconscio non sta sempre nello stesso posto. Ciò che era inconscio non lo è più. Via via che la luce psicanalitica procede attraverso la foresta creando delle radure, nuove ombre balzano su, dietro di essa. L’inconscio è sempre dove non si guarda. Oggi siamo inconsci della bellezza. Siamo an-estetici, anestetizzati, psichicamente ottusi.

Per di più, c’è un impero enorme, brutto e perverso, sempre all’opera, giorno e notte, per mantenerci in questa situazione. Il divertimento e la televisione carichi in modo maniacale, iper, rumorosi e violenti; le notizie dei mezzi di comunicazione; le bevande, lo zucchero, il caffè, sostanze che potenziano e che stimolano; e poi comprare, comprare, comprare; l’industria della salute che sviluppa i muscoli, non la sensibilità; l’industria medica ridotta ad un distributore di droghe: pillole per dormire, stimolanti, sedativi, bambini impasticcati. Ma nel nostro ottundimento psichico non siamo nemmeno mummie o zombi, perché non siamo stati nel mondo infero, nella terra dei morti. Siamo semplicemente nella caverna di Platone, drogati, bloccati, ottusi.

Il mio appello, allora, non è tanto quello classico: “Svegliati e guarda”. Ma piuttosto: “Senti”.

J. Hillman

da La politica della bellezza